Beatrice Vio, l’invincibile

Hannah W. Orenstein  | 

(Courtesy of Augusto Bizzi)

(Courtesy of Augusto Bizzi)

La ventitreenne paralimpica italiana sfida le convenzioni sulla pedana e sulla passerella.

Mentre il COVID-19 si diffondeva in tutta Italia e nel mondo, Beatrice “Bebe” Vio non ha tirato il freno. Si è affidata a Instagram per pubblicare messaggi di solidarietà per il suo paese natale. Ha mostrato come si allenava indossando la mascherina, ha aiutato a raccogliere fondi per la Croce Rossa Italiana e ha guidato le sessioni di allenamento per l’iniziativa #PlayInside di Nike.

Se c’è qualcuno che può motivare un paese a superare questi tempi difficili e sconfiggere un virus mortale, Bebe può essere quel coach perfetto.

 Bebe ha cominciato a tirare di spada a 5 anni. Quando aveva 11 anni, ha contratto la meningite, un virus rapido e mortale. Per mantenerla in vita, i medici le hanno amputato braccia e gambe. Dopo 104 giorni di ospedale e di riabilitazione intensa, Bebe è tornata a casa.

 La sua determinazione a continuare a competere nello sport che amava fu forte. Nonostante fosse una schermitrice provetta, Bebe ha dovuto imparare a combattere in sedia a rotelle, cosa che richiedeva una maggiore forza del torso e la coordinazione della parte alta del corpo.

 Con il sostegno della sua famiglia, è riuscita a tornare alla scherma e nel 2016 è diventata la prima quadriamputata a competere in una gara di scherma in carrozzina e a vincere una medaglia d’oro ai Giochi Paralimpici di Rio.

Bebe lavora anche perché gli atleti paralimpici abbiano più visibilità. Nel 2009, Bebe e la sua famiglia hanno fondato art4sport, un’organizzazione che supporta giovani atleti amputati con protesi e aumenta la consapevolezza sulle Paralimpiadi in Italia. E quando Nike ha presentato le sue nuove uniformi olimpiche e paralimpiche, Bebe ha indossato con orgoglio quelle che il Team Italia indosserà nei Giochi di Tokyo. Bebe sembra essere a suo agio sulla passerella così come sulla pedana (la striscia dove competono gli schermidori). Ospite regolare alla Settimana della moda di Milano, Bebe è apparsa su Vogue Italia e ama gli abiti di Dior.

Ho intervistato Bebe a febbraio di quest’anno (prima della pandemia) sulla sua vita e la sua carriera.


Hannah W. Orenstein (HWO): Hai iniziato a tirare di scherma a 5 anni. Come ti sei avvicinata allo sport?

Beatrice Vio (BV): È stato amore a prima vista! Sono entrata in una palestra a Mogliano Veneto, la mia città natale, per provare una lezione di pallavolo. Al termine, nella sala a fianco, c’era una lezione di scherma. Ho visto tutti quegli “Zorro bianchi” che combattevano e sono rimasta totalmente affascinata. Il coach mi ha invitato a provare e mi sono innamorata della scherma.

 HWO: Cosa ti piace di più della scherma?

BV: Devo dire che tirare di scherma su una carrozzina è diverso da farlo in piedi. Prima di essere amputata, praticavo la scherma in piedi, ma dopo la mia malattia ho scoperto la versione “seduta”. Nella scherma in carrozzina devi rimanere ancorato alla sedia a rotelle, non puoi muoverti. Per questo motivo non puoi retrocedere, devi affrontare l’avversario. Per vincere devi attaccare e io amo questo aspetto!

Per questo motivo non puoi retrocedere, devi affrontare l’avversario. Per vincere devi attaccare e io amo questo aspetto!
— Bebe Vio

HWO: Puoi raccontarci come è stata la riabilitazione dopo la meningite che ti ha colpito quando avevi 11 anni? Come l’hai vissuta, sia fisicamente che mentalmente?

BV: Sono rimasta in ospedale per 104 giorni e sono tornata a casa il giorno prima del mio compleanno. È stato un processo difficile, in particolare le medicazioni quotidiane che erano così dolorose. Avevo (e ho ancora) al mio fianco tutta la mia famiglia e i miei amici che mi hanno sempre sostenuto (e continuano a sostenermi) ogni giorno.

HWO: Sei l’unica schermitrice al mondo che compete senza né braccia né gambe. Come ti alleni? La tua tecnica è diversa da quella degli avversari?

BV: Sono l’unica schermitrice al mondo senza il braccio che impugna il fioretto (e ora anche la sciabola!). Tra l’altro, quando combatto, devo togliermi le protesi e non riesco ad aggrapparmi alla sedia a rotelle. Per questo motivo devo allenare gli addominali in modo particolare per mantenermi in equilibrio e muovermi rapidamente.

HWO: Mi puoi parlare della tua ONG art4sport e del perché hai fondato l’organizzazione con i tuoi genitori?

(Courtesy of Bebe Vio)

(Courtesy of Bebe Vio)

BV: art4sport [è stata] fondata nel 2009, dopo la mia malattia, per aiutare i bambini amputati a godersi la vita attraverso lo sport. In Italia c’è una mancanza totale di supporto dal servizio sanitario nazionale per quanto riguarda le protesi sportive che sono così costose. art4sport progetta, studia e finanzia le protesi sportive e promuove la conoscenza del mondo paralimpico in tutta Italia. art4sport porta avanti numerosi progetti e organizza eventi come Giochi senza barriere, un evento di beneficenza in cui gareggiano otto squadre. 

HWO: Ora frequenti la John Cabot American University. Come riesci a mettere insieme lo studio con gli allenamenti e le gare?

BV: Al momento frequento l’università tre giorni alla settimana e mi alleno cinque giorni alla settimana, alcuni giorni sia al mattino che al pomeriggio e altri giorni solo mezza giornata. Mi alleno in media circa 6-8 ore al giorno. In questo periodo ([in preparazione per] Tokyo 2020) mi alleno da 8 a 10 [ore] al giorno.

HWO: Hai dei piani per quando sarai laureata o continuerai a concentrarti sulla carriera di schermitrice?

BV: Vorrei continuare i miei studi con un master a New York, ma allo stesso tempo voglio portare avanti la mia carriera nella scherma.

HWO: Oltre a una carriera come schermitrice di successo, hai costruito una grande piattaforma sui social media. La usi mai per parlare di temi sociali? Ti consideri una portavoce?

BV: Credo di avere la grande opportunità di comunicare un messaggio a un gran numero di persone tramite i social network e questo è molto importante. Se puoi portare alla luce un problema o un tema sociale che potrebbe aiutare qualcuno a reagire, o puoi sostenere qualcuno in una situazione difficile, è tuo dovere farlo. Solo in questo modo possiamo costruire un mondo forte e unito.

Abbiamo redatto e condensato questa intervista per maggiore chiarezza.

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Hannah W. Orenstein

is a former employee of Malala Fund. She loves Los Espookys and Barbra Streisand’s Instagram.